28-04-2017

La macrobiotica moderna: benefìci e punti deboli (parte III)

Dress your kitchen

Scopriamo i benefìci fisici, mentali e spirituali che la scelta macrobiotica ha portato a Roberto Marrocchesi, dopo 45 anni di pratica. Ma anche quello che la filosofia alimentare di Ohsawa non ha forse considerato a sufficienza



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La macrobiotica moderna: benefìci e punti deboli (parte III) Oggi scopriamo come la dieta macrobiotica, che Roberto Marrocchesi ha adottato nel lontano 1972, lo abbia cambiato. Sia dal punto di vista della sua salute fisica, che del benessere psicologico e delle motivazioni spirituali.
Quali benefici fisici e psicologici ha riscontrato su di lei, Roberto, dopo la scelta macrobiotica?
«Nel mio caso, l’approccio alla macrobiotica fu di curiosità terapeutica, conoscitiva e alimentare. Sul piano della mia salute, che non è mai stata perfetta fin da bambino, questa dieta ha rinforzato stomaco e intestino, ma soprattutto il carattere. E, ancor più, mi ha dato qualcosa in cui credere profondamente e, quindi, un motivo per vivere. Continuando a praticare la macrobiotica, ho anche trovato dei punti deboli in me e anche nei mei maestri, nemmeno loro perfetti, compreso il mio massimo maestro Kushi. Questi, per esempio, era un vessillifero del fatto che il cibo cura tutto, sebbene, in realtà, insegnasse una propria via spirituale, di cui la dieta era solo una parte».
Qual è la critica principale che può muovere alla macrobiotica, oggi, dopo quarantacinque anni di pratica?
«Tuttora, la dietetica macrobiotica è la migliore possibile. Storicamente, ha portato una ventata di novità: senza di essa, i cinesi starebbero ancora a mangiare il corno di cervo per aumentare la propria virilità. E gli occidentali non si sarebbero resi conto che l’alimentazione svolge un ruolo fondamentale nella qualità della propria vita. I macrobiotici, però, non hanno considerato a sufficienza il valore dell’esercizio fisico. Mi riferisco alle ginnastiche mediche orientali, come quelle cinesi e indiane, tipo il Qi Gong e l’Hatha Yoga, che possono fare tanto per la nostra salute e il nostro benessere».
In che modo cerca di promuovere questo tipo di alimentazione?
«Continuando a fare quello che sto facendo da 45 anni di pratica e 40 anni di attività. Riconosco che l’approccio biologico alla via del cibo sano è importante, anche se non è l’unica, perché dobbiamo preservare la natura umana della nostra specie, gravemente minacciata dalle nostre stesse scelte e messa a dura prova dalle scelte della classe dirigente di quasi tutti i paesi. Sia l’ambiente che il pianeta sono in evidente difficoltà…».
Sa cucinare?
«Può giurarci! Soprattutto mi esalta cucinare per grandi gruppi, cerco di sfamarli tutti come nella parabola dei pani e dei pesci. Mi capita di farlo quando partecipo a eventi sociali. Ho iniziato a cucinare quando ho conosciuto Kushi, ossia nel 1976. Fin da subito, ho capito che ero portato per la cucina, forse perché avevo nella macrobiotica una ragione di vita».
Quali sono i tre piatti che la rappresentano meglio e perché?
«Dovrei dire i trecento! La Tofu Salad, di mia creazione, preparata con tofu, tahin, shoyu, umeboshi e verdure fresche crude. Ma anche il Riso integrale con gomasio e prezzemolo e il Baccalà stufato con cipolle e finocchio».
Ma il pesce è un cibo di origine animale…
«La macrobiotica ammette pochi e sporadici cibi di origine animale e, preferibilmente, il pesce».

Mariagrazia Villa

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