01-11-2017

Chef Gino, l’entusiasmo in cucina

Dress your kitchen

Terminiamo la nostra intervista con il cuoco più amato dai bambini americani. Grazie alla sua esperienza come animatore pedagogico, riesce a coinvolgere e a far divertire i piccoli allievi che, grazie alle sue buffe lezioni, imparano a cucinare e a mangiare meglio



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Chef Gino, l’entusiasmo in cucina Chef Gino è un fiume in piena. Pirotecnico, contagioso, imprevedibile. Per questo i bambini americani lo adorano.
Originario di Parma, Gino Campagna vive a Los Angeles, dove si è trasferito nei primi anni Novanta, ed è uno chef famosissimo. Insegna ai piccoli, dal vivo e alla tv, a cucinare con ingredienti freschi e sani, preparando piatti semplici e gustosi, come un piatto di pasta fresca al sugo di pomodoro.
Che idea ha, del cibo, il popolo americano, Chef Gino?
«Il cibo è ovunque in America, sempre presente, sempre abbondante; è visto come simbolo di benessere, la quantità sopra la qualità. Il grosso problema è che gli americani vedono il “Junk Food” come cibo vero, mentre tutto il resto, un universo di cibo fresco e salutare, gli appare come una medicina, qualcosa da assumere solo perché glielo ha ordinato il medico».
Qual è la tua idea di cucina?
«È una cucina semplice, di pochi ingredienti freschi e poca preparazione. È una cucina di mani che lavorano e visi che sorridono. È una cucina che fa bene all’anima e al corpo».
Allora, il cibo nutre anche l’anima?
«L’arte, la musica, il contatto con la natura, relazionarsi col prossimo, queste cose nutrono l’anima, il cibo invece... no, scusa, che dico? Ma certo! Anche il cibo nutre l’anima!».
Qual è il piatto che meglio ti rappresenta?
«Beh, credo che sia la pasta all’uovo. È una ricetta che mi ricorda Parma e la mia mamma, una ricetta che ho condiviso con migliaia di bambini. È il miracolo del mescolare uova e farina per creare una miriade di piatti».
Come istruttore culinario per bambini, che qualità pensi di possedere?
«Ho sempre avuto la capacità di comunicare entusiasmo ai bambini, è un talento che mi ha aiutato nella mia carriera di animatore pedagogico, prima, e che mi contraddistingue ora, fra quelli che in America tentano di insegnare a cucinare ai bambini senza avere idea di come farlo…».
Come ti poni rispetto alla tradizione e all’innovazione?
«Se penso alla tradizione del cibo italiano, penso all’esaltazione del gusto degli ingredienti e della semplicità: concetti a me cari. Se per innovazione parliamo dei nuovi chef televisivi o degli idoli di critici e giornalisti sempre intenti a inventare e sperimentare con alambicchi e contagocce… beh, lasciamo stare!».
Cos’è per te un “cibo etico”?
«Vorrei tornare a un cibo più vicino alla natura, che segua le stagioni, che sappia di imperfezioni, che sia magari meno disponibile ma per questo più apprezzato».
Com’è nato il tuo libro “Chef Gino’s Taste Test Challenge”?
«Quasi due anni fa, Eric Wight, il direttore della Rodale Kids, mi chiamò al telefono. Mi disse che il primo libro su cui voleva lavorare era un libro di cucina per bambini. Una deludente visita alla libreria della sua città lo aveva portato a constatare che tutti i libri sul mercato erano un po’ noiosi e molto simili l’uno all’altro. Cercando sulla rete vide, però, i miei video e le mie trasmissioni tv. Entusiasmato dalla mia metodologia d’insegnamento, mi chiese di proporgli un libro… Il resto è storia… o, meglio, è il mio primo libro, uscito in ottobre».

Mariagrazia Villa

 


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